Arte e cultura
29/05/2019
16:00
Mantova
Il genio artistico di Giulio Romano (1499-1546) continua a lasciare un segno, anche a secoli di distanza dalla morte. Lo dimostrano le tante iniziative organizzate quest’anno a Mantova, dove l’allievo prediletto di Raffaello lavorò per circa vent’anni come artista di fiducia della famiglia Gonzaga, per celebrarne il ricordo. Il clou sarà in ottobre, con l’inaugurazione della mostra “Con nuova e stravagante maniera” a Palazzo ducale.
Nel frattempo, il calendario di proposte dedicate all’artista si moltiplicano: il 29 maggio alle 16 al Museo diocesano “Francesco Gonzaga” è prevista l'inaugurazione dell’esposizione “Per tutta la Lombardia giovò di maniera – Disegni dell’Italia settentrionale nel secolo di Giulio Romano”. All'evento intervengono Stefano L'Occaso, Michele Danieli e Giulio Girondi. L’allestimento offre un estratto della “maniera moderna” del Cinquecento italiano, tramite una raccolta di otto fogli, provenienti da una collezione privata e finora mai esposti al pubblico. Di Giulio Romano è esposto un disegno preparatorio per “Il vecchio cane e il cacciatore”, nel giardino segreto di Palazzo te, mentre altre opere rimandano a due allievi dell’artista, Giovanni Battista Bertani e Pompeo Pedemonte. Degni di attenzione, inoltre, sono anche due disegni del Parmigianino che arricchiscono il percorso della mostra.
“Per tutta la Lombardia giovò di maniera” è aperta al Museo diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova (piazza Virgiliana, 55) tutti i giorni, dal mercoledì alla domenica, fino al prossimo 16 giugno. In occasione della settimana nazionale dedicata ai beni culturali ecclesiastici promossa dalla Conferenza episcopale italiana, il museo offre ai visitatori altre proposte legate a Giulio Romano: la mostra “Architettura e incisione negli anni di Giulio Romano”, una selezione di documenti della committenza ecclesiastica all’artista (provenienti dall’Archivio storico diocesano) nonché due testi cinquecenteschi della biblioteca del Seminario: il terzo libro dell’architettura di Sebastiano Serlio e un volume di Vitruvio.