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Arte e cultura

Lasciami sognare

Una testimonianza di fede nello spettacolo di suor Anna Nobili

Diocesi di Mantova 05/05/2018

Diocesi di Mantova 21.00

Diocesi di Mantova piazza Garibaldi, Suzzara


«Io danzo per trasmettere la fede». È in questa frase, sintetica ma efficace e concreta, il segreto della missione di Anna Nobili, 48 anni (in foto), un passato da ballerina e ora suora dell'ordine delle Operaie della Santa Casa di Nazareth. Lei sarà protagonista di “Lasciami sognare”, lo spettacolo in programma sabato 5 maggio alle 21, in piazza Garibaldi a Suzzara, organizzato dalla parrocchia dell'Immacolata con la scuola di danza “Holy Dance” e con il patrocinio dell'Amministrazione comunale. Una testimonianza d'incontro con il Signore in punta di piedi.

Sul palcoscenico con suor Anna, che ha fondato la scuola di danza “Holy Dance” nel 2008 a Palestrina, vicino a Roma, ci saranno cinque ragazze: Annalisa Vicovaro, Martina Chiedroni e le sorelle Ester, Aurora e Claudia Martinoli. «Con la scuola - racconta suor Anna - abbiamo iniziato un percorso di danza che racconti la vicinanza a Gesù. Parliamo di un mondo che, purtroppo, ruba i sogni. Ognuno di noi è alla ricerca della felicità ma, talvolta, non riusciamo a raggiungerla. Dove cercare questa felicità? Nell'incontro con Gesù che può aiutare ognuno di noi a realizzare i propri sogni».
La danza e la musica hanno sempre fatto parte della sua vita, anche quando era “solo” Anna. Trascorreva tutte le nelle discoteche di Milano, poi è avvenuta una “folgorazione” che le ha fatto cambiare totalmente vita. «È stata mia madre - racconta la religiosa - ad insistere perché smettessi. Ma, all'inizio, non le davo peso, era quasi una ribellione nei suoi confronti. Infine la svolta, ho cominciato ad avvicinarmi al Signore con le preghiere. È cominciato un percorso lento, doloroso ma che mi ha fatto comprendere come la felicità abbia un prezzo». Così Anna è diventata suor Anna e si è dedicata al Signore, abbandonando anche il suo grande amore: la danza. «Ma le mie consorelle - continua - hanno insistito perché ritornassi a ballare. Mi dicevano: è un dono che non può essere soffocato, ma va donato agli altri e posto al servizio della Chiesa. Così ho fatto».

Diocesi di Mantova
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