Da qualche settimana la transizione ecologica è sulla bocca di tutti. È stato creato un ministero ad hoc che avrà a disposizione 100 miliardi per una serie di riforme strutturali del nostro tessuto economico e industriale. Si punterà decisamente (ce lo auguriamo) verso una diminuzione dell'utilizzo di combustibili fossili, favorendo interventi per l'efficienza energetica e lo sviluppo di economie circolari.
L'Unione Europea ci finanzia attraverso il piano straordinario di ripresa e resilienza NextGeneration, che spinge per l'utilizzo di fonti rinnovabili, il rimboschimento, la protezione della biodiversità, l'agricoltura sostenibile e molto altro ancora.
La lotta ai cambiamenti climatici può diventare un'opportunità per una nuova crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Se si deciderà di cambiare sostanzialmente il modo di produrre e di consumare, si dovranno trovare risposte per contrastare l'utilizzo insostenibile delle risorse del pianeta e per prevenire l'inquinamento prodotto dai rifiuti, spesso generati dagli sprechi e dal mancato riciclo.
Si dovrà guardare anche fuori dell'Italia e dell'Europa, dove per poter spendere meno e consumare di più, si va a trasferire il lavoro non dignitoso e non ci si preoccupa per le produzioni nocive e inquinanti. È come curare il nostro bel giardino mentre tutto intorno brucia. Il cammino della transizione ecologica dovrà ricercare uno stile di vita più sobrio, un'economia meno energivora e inquinante, una finanza al servizio dell'uomo.
Sarà indispensabile cambiare il modo di relazionarci con il territorio, con le risorse naturali e con le persone: più condivisione e meno possesso.
L'enciclica Laudato si' ci suggerisce più volte di attuare una "conversione ecologica globale" coniugando impegno e lavoro spirituale.
Ed è interessante accostare questa prospettiva al documento "Instrumentum Laboris" delle prossime Settimane Sociali a Taranto, dove al punto 27 si legge:
«la via del nostro futuro è quella di una transizione ecologica, ispirata dalla prospettiva dell'ecologia integrale. Al punto in cui siamo, non si possono più ignorare i vari aspetti che rendono possibile un'autentica difesa dell'ambiente ancorata alla costruzione del bene comune. Tale transizione ecologica è insieme sociale e economica, culturale e istituzionale, individuale e collettiva».
Anche la guida pastorale della nostra Diocesi ("Un tesoro in vasi di creta") a pag. 28 ci indica che: «dal punto di vista operativo dobbiamo avviare urgentemente una vera e propria "transizione ecologica" e puntare a superare lo squilibrio esistente oggi nel rapporto tra l'uomo e il pianeta. Dobbiamo imparare a comprendere e ad assecondare quella trama sapiente della creazione nella quale è possibile trovare un equilibrio certamente "fragile" tra le diverse sfere del vivere, veri e propri vasi di argilla che si rompono facilmente. Recuperare questo equilibrio, riconciliando ecologia ed economia, ambiente e lavoro, è la direzione da prendere per riparare la nostra casa comune».
La vera transizione ecologica è quindi un percorso, più simile all'esodo che non ad un viaggio pianificato, dove con fatica generativa, con "distruzione creatrice" si cammina nella terra di mezzo del cambiamento.