Pasqua
“Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello”.
Così canta la liturgia pasquale. Non è il primo, ma l’ultimo scontro. È dalla notte dei tempi che la creazione è attraversata dal duello tra lo spirito vivo e la materia che, di suo, tende a morire.
Prima della risurrezione di Gesù, la vita contava già tante vittorie, ma sempre incomplete. Quando, in principio, dalla materia inerte cominciarono a brulicare miriadi di esseri viventi, la vita aveva vinto. Ma la morte sogghignava. Nel suo crudo realismo non si lascia incantare dalle belle apparenze della natura: sa bene che questo vestito variopinto non fa che coprire un cadavere in continua decomposizione.
Anche la perenne rinascita primaverile della terra non deve ingannare: l’essere vivente di ieri non torna a rispuntare oggi. Anche nonni e bisnonni sono vite passate rispetto a quelle dei loro nipoti. “Crescete e moltiplicatevi” non significa “consolidatevi e rendete eterna la vostra vita”; è piuttosto l’invito a scomparire per consentire ad altri di darci il cambio e prendere il nostro posto. È poca cosa pensare che l’immortalità dell’umanità sia garantita dai discendenti. Di fatto, una generazione è un ponte per quella dopo, questa lo è per la seguente, e così via. Ma una serie interminabile di ponti non rende eterna la vita.
Con ciò non voglio dire sia inutile concepire e partorire bambini, non mi sognerei mai di fare una simile pubblicità alla denatalità tantomeno in questo inverno demografico. Penso, invece, che Dio cammina su questi “ponti” che sono le nostre vite terrene, fragili e programmate per morire. Il Creatore e Padre della vita fa suo questo percorso di vita mortale che è un germe e una profezia della vita vera, la vita vitale, la vita definitiva, la vita incorrotta…ciò che chiamiamo vita eterna.
È importante non solo che l’uomo viva difendendo la sua vita vulnerabile, ma anche che rifletta sulla vita e la morte. Pensarci non è ancora la vittoria, ma nel pensiero dei sapienti si trova un’arma per la vittoria. Grandi filosofi e saggi hanno preparato la via della vittoria anche se non furono vincitori sulla morte: anch’essi sono morti e non risorti. La forza del pensiero non ci rende immortali e neppure vi riesce la forza morale di cui sono capaci gli uomini migliori animati da bontà eroica e capaci di sacrificarsi per i loro nobili ideali. Si dice che di loro sopravvivono la memoria e gli insegnamenti, persino la loro anima sfuggirebbe alla corruzione. Ma non il loro corpo. Anche in questo caso la vittoria della vita rimane a metà.
L’unico uomo che ha valicato la barriera della morte con tutto il suo essere spirituale e corporeo è Gesù di Nazareth, Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio. Oggi contempliamo il suo corpo glorioso, immortale, che ha assorbito in sé i colpi inferti dalla morte trasformandoli in segni di vittoria. Cristo è risorto in modo completo: “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho” (Lc 24,39). In Gesù risorto non vi è più contrapposizione e lotta tra umano e divino, carnale e spirituale. Tutto ciò che è vita viene in Lui conservato, tutto ciò che è morte viene eliminato.
Cristo è risorto e regna la vita! È il trionfo della materia che non vuol marcire ma essere assorbita dalla vita. È il trionfo della ragione che non può rassegnarsi a una vita senza senso e senza destino. È la vittoria della coscienza morale dell’umanità che non può accettare di darla vinta al male. La Pasqua ci “costringe” alla meraviglia. Come il brulicare nel caos primordiale dei primi esseri viventi fu un miracolo e come la comparsa della prima coppia di esseri ragionevoli fu un miracolo, tanto più è un miracolo che lascia attoniti la mossa finale del duello in cui il Dio della Vita è il vincitore definitivo: la risurrezione di Gesù nel suo vero corpo.
Questi auguri pasquali li ho scritti pensando alle tante persone in lutto che ho incontrato e incoraggiato in questi mesi. Spesso ho percepito nel loro dolore l’animo dello sconfitto. Incolmabili i vuoti lasciati da chi se ne è andato; non bastano il ricordo, il sentimento, l’impegno a raccoglierne l’eredità per riportarli in vita. O sono definitivamente morti oppure partecipano della risurrezione di Gesù. Gettiamo l’àncora sulla riva della Vita. Buona Pasqua di risurrezione.
[immagine: Il Risorto appare alla B.V. Maria coi redenti del Limbo, olio su tavola, 1550 ca., Museo diocesano Francesco Gonzaga]