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Celebrazioni del patrono

«Giovani e adulti, avanti insieme»

Il "Discorso alla città" del vescovo Busca dedicato al complesso rapporto tra generazioni

Redazione
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Pochi, demoralizzati e costretti a guardare altrove per costruire un futuro che la provincia di Mantova non sembra più in grado di garantire. È la fotografia dei giovani che emerge da una ricerca statistica affidata dal vescovo Marco Busca a un gruppo di lavoro diocesano e sulla quale è stato orientato il “Discorso alla città” tenuto sabato 17 marzo in Seminario. L’occasione era la festa del patrono sant’Anselmo, che ricorre il giorno successivo ma è stata celebrata in anticipo, per la concomitanza con la quinta domenica di Quaresima. La scelta del tema non è stata casuale: quest’anno ricorre il 450º anniversario del protettore dei giovani, san Luigi Gonzaga, e a ottobre si terrà un Sinodo straordinario dei vescovi, dedicato alle nuove generazioni. Senza contare che lo stesso sant’Anselmo, vissuto nell’XI secolo, a 22 anni era già cardinale ed è diventato vescovo di Lucca poco più che trentenne.

L’analisi mette in luce nel Mantovano tendenze già note a livello nazionale: la bassa natalità ha ridotto i giovani a una razza in via d’estinzione e l’alto tasso di disoccupazione li spinge a emigrare altrove. Di fronte a questa situazione difficile, si sono diffusi atteggiamenti diversi. La maggior parte (l’80%) si dividono tra i “surfisti” che cercano di sfruttare gli aspetti positivi che la società ancora offre per guardare avanti; i “nuotatori della corrente” che si limitano a stare a galla e sopravvivere; gli “accorti”, più riflessivi e con i piedi per terra. Tra gli altri possono essere compresi gli “inerti”, che si sentono tagliati fuori dalla possibilità di realizzarsi e non hanno slancio verso il futuro, e quelli che guardano alla vita con rabbia o indifferenza, finendo per estraniarsi da tutto.
«Non è semplice essere giovani oggi – ha esordito il vescovo –. Ai giovani non spaventa l’impegno ma l’impegno “vuoto”, a cui non corrisponde la possibilità di organizzare un futuro di indipendenza economica. Rischiano di vivere di ansia e insicurezza». La ricerca mantovana evidenzia una difficoltà a guardare al futuro che sembra alimentata dalla tendenza dei genitori a “proteggere” più che a “responsabilizzare”. «Il problema – ha aggiunto Busca – è che manca la coscienza che “proteggere” e “responsabilizzare” sono come i due respiri da cui dipende la vita. Il rischio è che la protezione famigliare si trasformi in un “abbraccio mortale”: si prolunga il tempo di permanenza in famiglia non solo perché i giovani dipendono dai genitori ma anche perché fanno fatica a sganciarsi dalle famiglie».
Dal rapporto tra giovani e adulti passa il futuro della nostra società. Perciò, nella parte finale del suo intervento, il vescovo lascia un messaggio a quanti – in famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro – si occupano della loro educazione e formazione. «Bisogna ridare un orizzonte di senso ai giovani, comunicando loro che avere un senso nella vita significa scoprire una vocazione, capire il proprio scopo. I giovani non possono costruire da soli il ponte per passare nel mondo degli adulti. E gli adulti esistono per questo: fare da punto d’appoggio. Un adulto maturo non teme il confronto e nemmeno il sorpasso. Ci è chiesto un supplemento di fiducia sia nei giovani che negli adulti: facciamo un patto tra generazioni perché la vita sociale scorra per successione lineare, affinchè giovani e adulti non corrano su due corsie parallele ma viaggino insieme».


È possibile consultare e scaricare la versione completa del "Discorso alla città" cliccando nella sezione in basso. 


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Diocesi di Mantova
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