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25 aprile 2022

Don Mazzolari, Olivelli e i “ribelli per amore”

L'intervento del vescovo Marco oggi a Quistello nell'anniversario della Liberazione

DI Marco Busca
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Alle radici della libertà nella Costituzione 

Dalla Costituzione

L’art. 13 della nostra costituzione afferma che la «la libertà personale è inviolabile» e gli articoli fino all’art. 21 declinano in più modi questa libertà personale (di domicilio, di corrispondenza, di circolazione, di associazione, di fede religiosa, di espressione…).

Gli studiosi di diritto dicono che in questa continua affermazione delle libertà stava certamente l’esperienza dolorosa delle libertà conculcate dalla dittatura fascista e questo è certamente vero. Ma l’associare così fortemente la libertà all’aggettivo “personale” è sicuramente anche frutto del contributo di quella corrente di pensiero che ha la sua radice nel personalismo cristiano (nato in Francia nel ‘900) e che ha contribuito in maniera determinante alla costruzione dell’identità del nostro paese dopo la seconda guerra mondiale. La persona è il centro di questi articoli 13-21 sulla libertà nei suoi vari aspetti.

Non è difficile qui vedere il contributo di tanti padri costituenti cattolici (Dossetti, La Pira, Moro, Fanfani, Mortati per dire alcuni nomi tra i più importanti), che hanno accettato la sfida di lasciarsi coinvolgere nel dialogo, senza paura e senza complessi di superiorità né di inferiorità, con tanti esponenti di altra matrice ideale, comunisti, socialisti, liberali, per gettare le basi della nuova Italia. 

Il principio personalista è presente nella Costituzione fin dagli artt. 2 e 3 dove si afferma in modo chiaro il primato della persona nei suoi diritti inviolabili (art. 2) e l’uguaglianza di ogni persona avanti alla legge (art. 3): sono principi fondamentali dell’idea pluralistica della società, rispettosa dei diritti della persona, singola e associata, che esistono da prima dello Stato e che lo Stato riconosce come originari. Questo principio personalista e pluralista si è coniugato fruttuosamente con altre istanze egualitarie e solidariste e ha dato origine con equilibrio alla carta fondamentale. 

Questo importante contributo dei cristiani alla stesura della Costituzione, in particolare a dare forma alla concezione della libertà personale, non era scontato: i cattolici erano sempre stati marginali nello Stato italiano unitario, per molti anni il non-expedit aveva impedito ai cattolici di partecipare alla vita politica nazionale che era rimasta nelle mani di una classe politica laica e spesso anticlericale, i cattolici erano stati cooptati poi dal fascismo con i Patti Lateranensi nel 1929, ma si era trattato di una cooptazione, che non vedeva i cattolici protagonisti e peraltro la caduta del regime col quale la chiesa in parte risultava solidale poteva mettere fuori gioco il contributo dei cattolici italiani. Invece i cattolici hanno avuto un ruolo fondamentale nel disegnare alla luce del personalismo cristiano la nuova Italia libera e democratica e questo è stato aiutato e reso possibile da un ruolo diretto avuto da molti cattolici nell’esperienza resistenziale e dall’impegno di molti sacerdoti e religiosi a supporto della lotta di liberazione e contro gli eccidi nazisti. L’aver condiviso un cammino insieme a persone di altra estrazione, anche atei, ha permesso in Italia il formarsi di una vocazione cattolico-sociale che ha consentito un significativo avvicinamento ad una visione comune e condivisibile anche da altre forze politiche e ha dato vita alla nostra storia democratica.


Mazzolari

Tra i preti che più si sono impegnati in questo cammino di supporto alla lotta di liberazione mi limito a citare alcune suggestioni di un sacerdote che ha operato anche nel mantovano, ai confini della diocesi, don Primo Mazzolari.

In un discorso fatto in prossimità di un 25 aprile egli esprimeva così la passione dei cristiani per la liberazione dell’Italia e al servizio dell’Italia, una passione radicata nel Vangelo e nella legge dell’amore. 

«Se un cristiano non grida, se il cristiano non insorge, se il cristiano non rompe qualche cosa che impedisce di poter far vivere […] noi perdiamo udienza presso i poveri circa la nostra giustizia. Lo so che è pericoloso, ma vorrei dirvi: l'impegno del Vangelo non è pericoloso? … Quel giorno in cui noi abbiamo accettato una legge d’amore non abbiamo sentito che, ad un certo momento, c’è qualche cosa che salta, là dove l'egoismo si è, direi, piantato? Pensate che siamo giusti davanti a questa mancanza di vibrazione di giustizia, a questo trovare che tutto va bene, quando abbiamo una quantità di creature che soffrono?» (24 aprile 1954, in Discorsi, Edb, Bologna 2006, pp. 559-560).

Per don Primo era il Vangelo a motivare il suo impegno per la libertà e per la giustizia, sempre a favore non di idee astratte, ma di “creature che soffrono” cioè volti, persone, situazioni.

Oggi 25 aprile commemoriamo tanti giovani, poco più che ragazzi, uomini e donne che hanno dato la vita per costruire un mondo migliore, più libero e in cui ogni persona potesse esprimersi liberamente e avere il pane e quanto serve per una vita dignitosa. Dove c’è qualcuno che offre la vita per gli altri, non per affermare una ideologia astratta di libertà, ma per creare persone libere, secondo don Mazzolari si sta realizzando la profezia del Vangelo:

«La libertà, o miei cari fratelli, sta di casa qui, è nata qui; e, se la vogliamo salvare da ogni eccesso, se vogliamo rendere onesta la libertà, renderla pura, bisogna che la riportiamo [al Vangelo di] Cristo, [il quale] per la libertà di tutti gli uomini, per un regno di libertà che comincia dalla coscienza e arriva al pane, ha allargato le braccia e se le è fatte inchiodare. La libertà incomincia dove si avverte il valore della coscienza umana, di ogni fatica umana, di ogni sospiro umano e si è disposti a testimoniarlo con la propria vita» (25 aprile 1958, in Discorsi, cit., p. 656).

Per la libertà ci si può allora ribellare fino a dare la vita. E lo si fa per amore del prossimo.


Ribelli per amore

La chiesa, pochi anni fa, ha beatificato Teresio Olivelli, un partigiano cattolico, che ha saputo rileggere la sua esperienza di ribelle nella luce delle sue convinzioni profonde maturate alla scuola del Vangelo. La chiesa gli ha riconosciuto il titolo di martire, ucciso a causa della sua fede, dai nazisti in un sottocampo di Flossembürg a Gennaio del 1945 (il campo dove ad Aprile morirà D. Bonhoeffer) per un forte calcio allo stomaco di un kapò nel tentativo di difendere un giovane picchiato. Era un credente, un soldato, un alpino, un partigiano, un italiano, un operatore di giustizia, un fratello. Possiamo intravedere qualcosa degli ideali che lo animavano grazie a una preghiera vibrante composta da lui, in cui esprime una rilettura cristiana del suo essere un “ribelle” che ha lottato per la liberazione, perché l’Italia fosse un paese libero e di cittadini liberi. Il testo è conosciuto come la “Preghiera del Ribelle”. Esordisce con la supplica: Signore facci liberi

Al cuore del testo si leggono queste parole: “A noi, oppressi da un giogo oneroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libera vita, dà la forza della ribellione”. La rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti è invocata dagli uomini e dalle donne che reagiscono alla “sordità inerte della massa” e aspirano a diventare persone libere e intense, limpide e diritte, generose ed esigenti con sé se stesse, ribelli perché amanti di un mondo animato da giustizia e solidarietà fraterna.  

In questi “giorni cattivi” bagnati dal sangue della povera gente che invece di scorrere pacifico nelle loro vene scorre sulla loro terra macchiandola nuovamente della violenza di Caino, riascoltiamo le parole della Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11). In questo 25 aprile, anniversario della Liberazione d’Italia, commemoriamo la figura dei “ribelli” per la libertà e la pace, e ricordiamo tanti italiani, nostri fratelli, grazie ai quali abbiamo una Costituzione che mette al centro le persone e afferma senza equivoci che «la libertà personale è inviolabile».


+ Marco Busca 

Diocesi di Mantova
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